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Nel Rinascimento insieme con il gusto per le arti, ci fu l’esigenza di tenere gli spettatori al coperto.
I primi teatri moderni in muratura sono l’OLIMPICO di Vicenza del Palladino (1580), quello di SABBIONETA (di Mantova) dello Scamozzi (1588) e il FARNESE di Parma dell’Aleotti
Dal ‘600 in poi si andò diffondendo l’architettura teatrale detta “all’italiana” con palchetti sovrapposti ornati di doratura e drappi entro cui, come in confortevoli piccoli salotti, il pubblico era accolto per gruppi isolati. Questo schema, esportato poi nel resto dell’Europa, rimase quasi identico fino all’800. In seguito subentrarono teatri a gallerie e gradinate, e si introdusse il ”golfo mistico” per ospitare l’orchestra sotto il livello della platea secondo quanto consigliò per primo il musicista e compositore R. WAGNER.
Oggi mutati i criteri dello spettacolo, accanto a teatri strutturati in maniera tradizionale, ne sorgono altri costruiti in modo tale che il posto della scena e quello del pubblico si trovino sullo stesso livello, per ridurre le distanze tra attore e spettatore e per permettere a chi assiste di partecipare attivamente alla rappresentazione nel caso questo sia previsto.
La scenografia è l’arte di dipingere e fabbricare scene per la realizzazione di uno spettacolo teatrale, cinematografico e televisivo, vale a dire l’insieme di elementi che costituiscono “l’ambiente scenico”.



Angelo Inganni: Il Teatro alla Scala. Dipinto (1852)


Lo scenografo è l’artista che crea, progetta, disegna, dipinge, dispone l’attuazione dell’opera scenografica. Per creare una scena che risponde alle esigenze dello spettacolo, egli deve leggere attentamente il copione, ascoltare la musica dell’opera lirica, del balletto, ricreare il luogo nell’epoca in cui è ambientata la scena e realizzare i vari ambienti in cui gli attori reciteranno secondo le differenti necessità del copione.
Per far questo egli parte da un bozzetto, normalmente eseguito a tempera, dove sono già indicati i colori, le intensità e i vari effetti che si dovranno ottenere per mezzo delle luci.
Al bozzetto, le cui misure corrispondono a quelle dell’apertura del boccascena, si giunge attraverso un numero indeterminato di disegni che studiano i volumi e i particolari della scena.
Scelto il bozzetto, saranno eseguiti disegni in prospettiva delle singole parti: sezione, pianta, alzato.
Prima della costruzione della scena al vero, si realizza un modello plastico in miniatura (scala 1:25), per avere la possibilità di correggere eventuali errori di proporzione.
Nell’800 lo scenografo si sente più libero di interpretare soggettivamente gli ambienti rappresentati.
In sostituzione di candele e torce, è introdotta l’illuminazione a gas e poi quella dell’elettricità alla fine del secolo.
Nel ‘900 la scenografia ha avuto cambiamenti radicali, non si preoccupa tanto di ricostruire ambienti reali quanto di creare atmosfere con elementi “astratti”.
La scenografia forma un tutt’uno con lo spettacolo; lo scenografo collabora consultandosi con il regista per trovare soluzioni più adatte alla rappresentazione.


La scenografia ha lo scopo di modificare, aumentare o creare effetti pittorici voluti.
Attraverso quest’arte si creano realtà o atmosfere magiche inesistenti, dando attendibilità a ciò che non è mai stato rendendo reale l’impossibile.
Nel teatro (in interno), la scenografia è chiamata a costruire e creare un genere di sfondo che dovrà essere illuminato dal direttore della fotografia.
La scenografia fornisce uno sfondo davanti al quale si svolge un’azione.
E’ sufficiente paragonare i diversi effetti provocati sul pubblico da uno sfondo scarlatto e da un grigio scuro per rendersi conto dell’importanza di un’adeguata presentazione di ciò che accade; se mal scelto uno sfondo può dominare, distrarre o creare associazioni non volute.
La scenografia è un’arte tecnica molto ampia ed un bravo scenografo deve essere anche un abile artigiano e tecnico.
Nel suo lavoro deve capire tutte le operazioni che condurranno ad una produzione efficace, avendo in mente i problemi finanziari, artistici e di sicurezza grazie anche alla collaborazione del direttore della fotografia e altri collaboratori.
Ogni progetto scenografico va opportunamente preventivato.
I costi devono essere accuratamente prestabiliti, non solo in termini monetari ma anche in termini di tempo, abilità e lavoro richiesto (ore lavorative, tempi di realizzazione, materiali occorrenti e disponibili, spazi a disposizione, trasporti, immagazzinamenti ecc…).
L’impostazione scenografica deve fare i conti coi parametri dello studio le cui dimensioni (altezza, lunghezza, larghezza) informano e condizionano lo spazio disponibile e l’altezza del teatro .


Adolfo Hohenstein: Bozzetto per la prima scena del III atto del Falstaff nella prima edizione (1893)

 

 


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